Povero vecchio "verticale"


13-11-17 18.01
  • michelet
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Ovviamente no, il pianoforte verticale, un Maltarello artigianale, originario di Vicenza, appartenente alla mia nonna materna, non è più nelle mie disponibilità da parecchio tempo. È stato il pianoforte dove la nonna mi ha impartito i primissimi rudimenti di teoria e solfeggio e, nonostante avesse "solo" 75 anni suonava a prima vista emo brani pop classici come Let it Be, Golden Slumbers e Imagine.
Il pianoforte fu successivamente trasferito a casa dei miei genitori, dove però trovandosi in condominio, iniziarono le lotte senza quartiere con l'inquilino del piano inferiore, che mi/ci ha reso la vita impossibile per almeno 25 anni.
A causa del suddetto condomino, e per il fatto che avendo il pianoforte il somiere in legno era diventato nel tempo inaccordabile, nel 1991 dopo aver "temporeggiato" con tastiere non pesate (DX7, JX-8P, S-50) passai a Korg T1.
Posso dire, tuttavia, che se non ci fossero state tutti questi ostacoli, unitamente forse anche alla mia poca buona volontà del tempo, avrei certamente resistito ben di più con lo studio del pianoforte. Purtroppo, come giustamente ha fatto notare Mazz56. se avessi avuto un'insegnante di pianoforte meno arcigna, severa, in una parola bastarda, avrei certamente fatto maggiori progressi in meno tempo. Ricordo invece che al tempo, si parla della fine degli anni '70, l'offerta di insegnanti non fosse così elevata ed il metodo vigente fosse sempre quello: lacrime, sangue e colpi di righello o bacchetta sulla mano che sbagliava emo.
A tutto questo aggiungiamo pure che il mio povero padre, uomo concreto, con i piedi per terra e poco propenso agli svolazzi artistici, non vedeva tanto positivamente che il figlio si dedicasse alla musica. Di mia madre posso dire solo che non mi ha mai appoggiato, insistendo invece che seguissi le orme professionali paterne.
Tutto questo complesso di pressioni psicologiche non è stato facile da sopportare e gli esiti nel complesso sono stati tutt'altro che positivi: da un lato la perentoria richiesta di conseguire un titolo di studio per svolgere una professione, che nel tempo si sarebbe trasformata in una fonte di ansia; dall'altro il desiderio di studiare pianoforte, musica, suonare, migliorarsi, conoscere la tecnologia ecc. che è stata interdetta e che ha generato altra ansia.
13-11-17 23.14
  • raptus
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@ simondrake
Mi piace questo 3d.
io non ho mai avuto un piano acustico, ma ho sempre suonato su quello di altri amici.
Ora mi piacerebbe prenderne uno, ma avendo sempre avuto strumenti elettronici non so da dove iniziare.
Qual è il budget minimo per un piano verticale che suoni bene?
Vale la pena di tentare l'usato o il rischio di prendere una cantonata è troppo alto? ci si può fidare dei consigli dei venditori?
Quanto costa la gestione, intendo i costi per accordarlo e manutenerlo?
Può essere una buona strada quella di affittarlo e poi tentarne il riscatto?
Grazie a chi vorrà darmi dei consigli.
Secondo il parere di molti maestri, un classico Yamaha muted (nuovo o usato negozio) da 4000 euro circa. Muted così si può suonare sempre, anche in cuffia al bisogno. Un giorno me lo prenderò.
Andare sull’usato se non sei esperto non conviene, usato privato intendo.
13-11-17 23.34
  • wildcat80
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@ raptus
Secondo il parere di molti maestri, un classico Yamaha muted (nuovo o usato negozio) da 4000 euro circa. Muted così si può suonare sempre, anche in cuffia al bisogno. Un giorno me lo prenderò.
Andare sull’usato se non sei esperto non conviene, usato privato intendo.
Io ne ho due. Un francese della seconda metà dell'Ottocento, suono terribile e perennemente scordato, e uno Zeldwin del 1920 con camicia in ghisa e tastiera in ebano e avorio, ripassato una ventina di anni fa da un vecchio accordatore il cui compenso era costituito da una bottiglia di buon vino, un buon pranzo, i biglietti dei mezzi pubblici o in alternativa un letto dove dormire se faceva tardi.
Altri tempi, era un omone che aveva lavorato prima come garzone presso uno degli ultimi organari di Genova, poi come tecnico al teatro Carlo Felice, e infine arrotondava la pensione facendo qualche lavoretto.
Aveva preso il vecchio Zeldwin a cuore, gli si erano illuminati gli occhi appena lo aveva visto, perché ormai il grosso del lavoro lo faceva per conto di una scuola di musica dove avevano un gran coda mai usato e una dozzina di verticali da studio entry level, passava le giornate ad accordare pianoforti economici per l'istituto e per i pochi clienti che non avevano comprato un pianoforte digitale.
Quindi metter mano su uno strumento del genere lo riportava indietro alla sua gioventù.
Io ero un ragazzino, ricordo che avevo passato tutta l'estate a seguire il lavoro di Carletto, mi cercava di trasmettere la passione anche per un altro aspetto del pianoforte.
Ricordo ancora quando si doveva scegliere il tessuto per chiudere il fondo del piano... giorni interi a portare campioni di tessuto, a discutere con la mia prozia, la mia prima insegnante, quale tessuto potesse essere all'altezza.
Che bei ricordi!