Serve davvero cotanta polifonia nel digitale?


01-09-17 13.14
  • Ciccioliluks
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Ciao a tutti,
in un tempo lontano, c'erano strumenti con poche note di polifonia sui quali non si potevano suonare più di 1, 2 o 4 note contemporaneamente. Ora mi pare che si stia esagerando all'opposto, ci sono così tante note di polifonia che forse viene sprecata. O almeno così sospetto io.

Qualcuno di voi mi spiega che differenza c'è tra un pianoforte digitale che ha 128 note di polifonia e uno che ne ha 256?
Mi sbaglierò, ma siccome i pianoforti hanno 88 tasti, in teoria basterebbero 88 note di polifonia. Che me ne faccio dell'89-esima nota che ho a disposizione (e tutte le altre a seguire)?
Già non ho 88 dita, ma d'accordo, posso premere il pedale di risonanza e partono un po' tutte le note.

L'unico uso che mi viene in mente delle note di polifonia "in eccesso" è il seguente:
negli strumenti attuali c'è la possibilità di suonare un tasto e sentire contemporaneamente la nota suonata da due strumenti (esempio classico: un pianoforte e un'orchestra d'archi contemporaneamente), il che raddopierebbe il "consumo" di polifonia per ogni tasto 88+88=176 note. Ma queste funzionalità non mi interessano.

O c'è dell'altro, che influisce sulla qualità del suono o dell'esecuzione? Perché se è solo questo, allora all'acquisto ignorerò questo valore.
01-09-17 13.29
  • maxpiano69
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La materia non è così banale anche perchè spesso parlando di polifonia dei synth digitali si confondono le "voci" con le "note" e in alcuni strumenti per generare 1 "nota" servono più "voci" e quindi il rapporto non è 1:1 già in partenza (il caso ad esempio del Motif con la polifonia riferita ai suoi "elements" che possono essere fino a 8 per nota e guardando la sua voice list gli AcPiano "consumano" di solito 2 e fino a 3-4 elements per nota)

Come mai? Ad esempio: in un pianoforte digitale anche le risonanze richiedono l'allocazione di una voce (per ciascuna risonanza generata) allora il concetto che bastano 88 voci perchè ci sono 88 note non vale più (per visualizzare questo concetto, prova ad esempio a scaricare la demo di Pianoteq e nel pannello Performance guarda cosa succede alla polifonia se cominci a colpire un bel pò di tasti a caso lungo tutta la tastiera, tenendo giù il pedale sustain e quindi generando moltissimi artefatti secondari)
Inoltre alcuni produttori usano 1 voce per canale, quindi una nota "stereo" assorbe (utilizza) 2 voci e così via.

A questo devi aggiungere che spesso i pianoforti digitali permettono di gestire Split e soprattutto Layers o anche di eseguire Midifiles su 16 parti ed ecco che il calcolo della la polifonia va esteso anche alla copertura di questi ulteriori elementi, a te non servono ma a molti altri si.

Se si usa solo un timbro di piano senza layer o altre parts, diciamo che in linea di massima da 128 voci (stereo) di polifonia in su non ci sono particolari differenze all'atto pratico.
01-09-17 16.02
  • kurz4ever
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@ maxpiano69
La materia non è così banale anche perchè spesso parlando di polifonia dei synth digitali si confondono le "voci" con le "note" e in alcuni strumenti per generare 1 "nota" servono più "voci" e quindi il rapporto non è 1:1 già in partenza (il caso ad esempio del Motif con la polifonia riferita ai suoi "elements" che possono essere fino a 8 per nota e guardando la sua voice list gli AcPiano "consumano" di solito 2 e fino a 3-4 elements per nota)

Come mai? Ad esempio: in un pianoforte digitale anche le risonanze richiedono l'allocazione di una voce (per ciascuna risonanza generata) allora il concetto che bastano 88 voci perchè ci sono 88 note non vale più (per visualizzare questo concetto, prova ad esempio a scaricare la demo di Pianoteq e nel pannello Performance guarda cosa succede alla polifonia se cominci a colpire un bel pò di tasti a caso lungo tutta la tastiera, tenendo giù il pedale sustain e quindi generando moltissimi artefatti secondari)
Inoltre alcuni produttori usano 1 voce per canale, quindi una nota "stereo" assorbe (utilizza) 2 voci e così via.

A questo devi aggiungere che spesso i pianoforti digitali permettono di gestire Split e soprattutto Layers o anche di eseguire Midifiles su 16 parti ed ecco che il calcolo della la polifonia va esteso anche alla copertura di questi ulteriori elementi, a te non servono ma a molti altri si.

Se si usa solo un timbro di piano senza layer o altre parts, diciamo che in linea di massima da 128 voci (stereo) di polifonia in su non ci sono particolari differenze all'atto pratico.
Aggiungo che molto spesso la polifonia indicata è del tutto teorica e dipende anche dal numero e dalla quantità di effetti attivi in quel momento ( caso dei kronos/Oasis) o dal modello di sintesi che si sta utilizzando ( nel kurz puoi disegnare la catena di sintesi lunga quanto vuoi ma ovviamente c'è un impatto predittibile sulla polifonia). Poi in un synth classico ( ed anche in un rompler come un Kurz o un motif) se premi due volte la stessa nota verranno innescati due volte i relativi oscillatori, quindi tornando all esempio del piano un ribattuto si mangia n note.... Insomma solo in rari casi quella che commercialmente indicano come polifonia corrisponde al numero di note premute... Più ce n'è meglio è .. E fidati che non basta mai
01-09-17 16.17
  • Arci66
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kurz4ever ha scritto:
quindi tornando all esempio del piano un ribattuto si mangia n note

Se poi premi il pedale del sustain diventa n!emo
01-09-17 16.31
  • denismzz
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@ Ciccioliluks
Ciao a tutti,
in un tempo lontano, c'erano strumenti con poche note di polifonia sui quali non si potevano suonare più di 1, 2 o 4 note contemporaneamente. Ora mi pare che si stia esagerando all'opposto, ci sono così tante note di polifonia che forse viene sprecata. O almeno così sospetto io.

Qualcuno di voi mi spiega che differenza c'è tra un pianoforte digitale che ha 128 note di polifonia e uno che ne ha 256?
Mi sbaglierò, ma siccome i pianoforti hanno 88 tasti, in teoria basterebbero 88 note di polifonia. Che me ne faccio dell'89-esima nota che ho a disposizione (e tutte le altre a seguire)?
Già non ho 88 dita, ma d'accordo, posso premere il pedale di risonanza e partono un po' tutte le note.

L'unico uso che mi viene in mente delle note di polifonia "in eccesso" è il seguente:
negli strumenti attuali c'è la possibilità di suonare un tasto e sentire contemporaneamente la nota suonata da due strumenti (esempio classico: un pianoforte e un'orchestra d'archi contemporaneamente), il che raddopierebbe il "consumo" di polifonia per ogni tasto 88+88=176 note. Ma queste funzionalità non mi interessano.

O c'è dell'altro, che influisce sulla qualità del suono o dell'esecuzione? Perché se è solo questo, allora all'acquisto ignorerò questo valore.
In parte hai ragione, è la sindrome del "io ce l'ho più lungo", ma in parte ha molto senso.
La ragione principale è proprio quella che dici, cioè i layer. E il fatto che a te non interessino non significa che non servano... :)
Teoricamente tu potresti anche avere una patch che alla pressione di un tasto occupa 16 note di polifonia. 128 / 16 = 8. Molto poco.

E' anche vero che da sempre si fa musica con quel che si ha e farsi prendere troppo dalla mania del "io ce l'ho più lungo" spesso è una sorta di giustificazione a cose che non funzionano.
Pensa a che strumentazione c'era ai tempi di Selling England by the pound, o di The dark side of the moon, o di Per un amico...
Oggi abbiamo a disposizione cose fantastmagoriche rispetto a quelle utilizzate per quei dischi, eppure sembra sempre che le cose importanti siano la polifonia, i livelli di campionamento, i GB di campioni, il numero degli spippoli, ... :)
01-09-17 18.42
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@ Arci66
kurz4ever ha scritto:
quindi tornando all esempio del piano un ribattuto si mangia n note

Se poi premi il pedale del sustain diventa n!emo
... che precisino...emo

invero il suono del piano ha comunque un release di circa mezzo o un secondo, quindi ad essere ancora più puntigliosi se suoni velocemente la stessa nota (in quell'intervallo di tempo di cui sopra) allochi più generatori sulla medesima nota...
tiè!!

emo
01-09-17 18.47
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denismzz ha scritto:
Pensa a che strumentazione c'era ai tempi di Selling England by the pound, o di The dark side of the moon, o di Per un amico...

E pensa a quanto lavoro si faceva in studio per creare certe sonorità (pensa al paddone di shine che io faccio premendo un tasto che insiste su una patch del pc3 di 32 oscillatori mentre loro hanno fatto così)... confermo che la polifonia "elevata" aiuta molto
04-09-17 09.23
  • Ciccioliluks
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Innanzitutto grazie per le risposte che mi hanno fatto capire molte cose in più emo
Avevo cercato informazioni sul tema ma non è che abbia trovato più di tanto(*), alla fine è materia che riguarda più l'informatica/elettronica che la musica, anche se gli effetti pratici ricadono su quest'ultima. A me serviva "quantificare" questi effetti, in modo da sapere se interferiscono con i miei bisogni di acquirente dello strumento (so che altri hanno altri bisogni e magari a loro serve molta polifonia, ma se pago di più per una funzionalità, preferirei usarla). Confrontando le schede tecniche degli strumenti c'è da uscire pazzi.

Mi avete ubriacatoemo coi termini che avete usato, forse perché sono l'ultimo degli italiani a chiamarlo pedale di risonanza e non sustain... invece release credo significhi rilascio ma non capisco che c'entra con la tastiera (il tempo di ritorno del tasto?). Per non parlare del «paddone di shine» emo. Però questo non credo che abbia influito sulla comprensione del succo del discorso, sul quale siete stati molto chiari e vi ri-ringrazio. emo

(*) A proposito, sapete se c'è un sito dove trovare materiale per informarmi su queste materie tecnico-musico-informatiche? Sembra interessante la cosa.
04-09-17 09.59
  • sterky
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@ Ciccioliluks
Innanzitutto grazie per le risposte che mi hanno fatto capire molte cose in più emo
Avevo cercato informazioni sul tema ma non è che abbia trovato più di tanto(*), alla fine è materia che riguarda più l'informatica/elettronica che la musica, anche se gli effetti pratici ricadono su quest'ultima. A me serviva "quantificare" questi effetti, in modo da sapere se interferiscono con i miei bisogni di acquirente dello strumento (so che altri hanno altri bisogni e magari a loro serve molta polifonia, ma se pago di più per una funzionalità, preferirei usarla). Confrontando le schede tecniche degli strumenti c'è da uscire pazzi.

Mi avete ubriacatoemo coi termini che avete usato, forse perché sono l'ultimo degli italiani a chiamarlo pedale di risonanza e non sustain... invece release credo significhi rilascio ma non capisco che c'entra con la tastiera (il tempo di ritorno del tasto?). Per non parlare del «paddone di shine» emo. Però questo non credo che abbia influito sulla comprensione del succo del discorso, sul quale siete stati molto chiari e vi ri-ringrazio. emo

(*) A proposito, sapete se c'è un sito dove trovare materiale per informarmi su queste materie tecnico-musico-informatiche? Sembra interessante la cosa.
allora, sustain è il termine inglese, e quello ormai utilizzato su tute le tastiere e tutti i manuali!
il relase in realtà è: quando rilasci il tasto, per quanto tempo il suono continua a suonare. quindi se te premi una nota con lungo relase, e ancor prima che finisca ne premi un'altra, è come se ne premessi due (in termine di risorse).
il paddone di shine, è il suono iniziale di shine on your creazy diamond dei pink Floyd.
e in quanto a siti tecnico-musico-informatici, penso che questo sia tra i migliori!! ti dico, molti temi sono già stati trattati quindi basta che usi la funzione in alto a destra "cerca". se non ti danno le risposte che cerchi, basta aprire un post!!!!